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Marcella
Padova, sabato 17 dicembre 2005

Il canto della Luna era ingannevole.
Il mare, ipnotizzato dalla sua voce e dai suoi umori, perdeva il controllo delle onde e si confondeva nelle maree.
Sottile, tenue, etereo, era il canto della Luna.
Il mare fermava le onde e, immobile, restava a spume aperte. Gli scogli, come fiori, spuntavano tra i flutti e, godendo di quell´incantevole dono del cielo, illudevano la loro anima di roccia essere diamante allo stato grezzo; e al canto della Luna brillavano di una luce che neanch´ella di fatto possedeva. Grintoso, rabbioso, stizzito era il canto della Luna.
E, gridando la sua ira e indignazione, come guerriero in battaglia, su quegli stessi scogli il mare scagliava i suoi flutti ad aggredire la notte. Investiva il mondo con onde alte e forti come muri per chiedere e imporre a suo modo attenzione e giustizia.
Schermato, distante, assente era il canto della Luna.
Il mare, spruzzando timidi guizzi verso il cielo, si ritraeva fino a quasi a volere scomparire nelle profondità dei suoi fondali.
Stanco, disperato, intenso era il canto della Luna.
Come lacrime, nel gusto e nella consistenza, il mare stillava le sue gocce, a colpire e disegnare il volto di chi gli era dentro o solo d´appresso.
Sensuale, provocante, melodioso era il canto della Luna.
E, ancora, il mare si chetava; stendeva onde come languide carezze sulla sabbia, penetrava tra i suoi grani, e, nella luce di una notte, al canto della Luna, nella Natura si compiva anche l´atto dell´Amore.
Brioso, allegro, gioviale era il canto della Luna.
E il mare giocava pesci, alghe ed ogni suo abitante; sollevandosi e solleticandosi nel vento, le onde in moto ritmico danzavano agilmente, scomposte o in coreografiche figure. Ed era festa, in superficie come negli abissi.
Ma ingannevole era il canto della Luna.
Lì, nel cielo, protagonista del firmamento, per amore della notte.
Unica forma d´espressione il canto.
Alla mercè d´un sole, a volte troppo esigente nella luce da imporre e da ricever di riflesso.
Talora avrebbe voluto tacere la Luna, eclissarsi nella sua parte oscura; talvolta la mostrava al mare, nascondendosi il volto, mentre una lacrima o un pensiero rigavano la luce della notte.
Talora il mare avrebbe voluto stendere un´onda tanto in alto da poter accarezzarle volto.
Avrebbe voluto navigare i suoi crateri; donare acqua ai suoi mari inariditi dal tempo e dai dolori.
Ma troppo lontana era la Luna. Irraggiungibile era l´animo della Luna. E al mare non restava che seguirne il canto e gli umori con le onde, mostrandole la superficie, mutando anche negli abissi.
Ingannevole era il canto della Luna... o forse sincero fino ad essere disarmante?...
Inimitabile, irripetibile e insostituibile sarà sempre e ogni volta il canto della Luna...

Una goccia nel mare. ("consapevole vittima di un inganno")


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